L’opera
Sono i primi giorni di un nuovo anno. A Calcutta fa freddo, è sera e chi vive sui marciapiedi già dorme coperto da cartoni, plastiche o da qualsiasi cosa sia riuscito a trovare. Da lontano intravediamo una donna assopita in una posizione strana. Ci avviciniamo. In ginocchio piegata sulla pancia con la testa appoggiata sul cemento freddo. Strana posizione per dormire, pensiamo, finché da quella cuccia calda costruita tra il corpo accovacciato e il pavimento non provengono i gemiti del suo bambino.
Dopo aver camminato per strade che pensavo esistessero solo nei libri di Lapierre, in mezzo a baracche minuscole e decrepite disseminate tra mucchi di spazzatura, gremite di bambini in cerca di qualcosa da mangiare, varco per la prima volta la soglia che divide il centro di Madre Teresa dal “caos”, ritrovandomi di fronte a un grande stabilimento logoro e grigio, circondato da un giardino che sembra incantato, con grandi palme e qualche fiore sparso qua e là. Sono a Prem Dan.
La paura dell’abbandono, della solitudine, dell’incertezza in una città infernale come Calcutta. Ma non solo…
I lettori
Assolutamente per tutti e per coloro che amano il vero volto dell'India.
Edizione della Meridiana - Pag. 96 - e 11,00